evento ufficiale
Descrizione
Perché questa degustazione?
Da anni ormai i vini bianchi (grazie anche al boom degli spumanti, ma non solo) hanno superato a livello globale i vini rossi in termini di consumo (dati UIV del 2024).
Le spiegazioni per questo fenomeno sono più d’una: il vino bianco è più semplice da affrontare, ha (spesso) un grado alcolico ed un corpo inferiore al vino rosso, è più adatto agli odierni stili di vita che prediligono un’alimentazione leggera etc etc.
Nell’immaginario collettivo dei consumatori, ma anche di parte della critica, si ritiene che il vino bianco debba necessariamente essere bevuto giovane, entro 1 o 2 anni dalla vendemmia, non credendo che abbia potenzialità di migliorare invecchiando: questo pensiero purtroppo è più radicato in Italia rispetto ad altri Paesi. Per chi si reca all’estero, ad esempio nei territori vocati ai grandi vini bianchi (soprattutto in Francia), è invece esperienza comune che nelle cantine si facciano assaggiare vini di molte annate, andando anche parecchio indietro nel tempo. E anche nei ristoranti non è raro trovare liste vini “profonde” (in termini di annate) anche per i vini bianchi.
Come si può modificare questa convinzione che di fatto rappresenta un pregiudizio? Solo con l’esperienza personale e diretta dell’assaggio del vino.
Obiettivo della nostra degustazione sarà, per l’appunto, quello di sfatare questo luogo comune!
Vero è che quando si pensa a un vino da invecchiamento, la mente corre subito ad un grande rosso (se italiano, Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Amarone …). Vero è anche che non tutti i vini bianchi hanno potenzialità d’invecchiamento notevole e che affinchè un bianco possa sfidare il tempo occorre principalmente una combinazione ben congegnata di clima, terreno, vitigno e tecniche di produzione; in ogni caso, solo un vino di ottima qualità già all’origine può ambire ad essere longevo.
Nel vasto panorama internazionale è possibile trovare ottimi esempi di vini bianchi da invecchiamento a base Chardonnay, Chenin Blanc, Sauvignon Blanc, ma soprattutto Riesling, quest’ultimo considerato da molti il vitigno più adatto per produrre vini di elevato potenziale di evoluzione.
E in Italia?
In Italia in realtà per molto tempo la maggioranza dei produttori ha mostrato di non credere nelle potenzialità evolutive dei vini bianchi, privilegiando del resto quello che maggiormente richiedeva il mercato.
E pensare che, in aggiunta ai vitigni internazionali (che anche da noi in alcune zone conseguono risultati eccellenti), in Italia possiamo contare su vari vitigni autoctoni che consentono la produzione di vini bianchi molto longevi (tra i molti, Verdicchio, Lugana, Soave, Trebbiano d’Abruzzo, Carricante , Vernaccia di San Gimignano, Biancolella).
Ma le cose stanno cambiando!
Sempre più, negli ultimi anni, la produzione di questi vini particolari sta aumentando, dimostrando che i produttori iniziano ad avere una visione di prospettiva di evoluzione qualitativa nel tempo anche per i vini bianchi. In tal senso basta guardare la lista dei vini partecipanti alle ultime due edizioni (2024 e 2025) di OperaWine, l’evento di altissimo profilo organizzato da Veronafiere SpA in collaborazione con Wine Spectator, per rendersi conto di come i vini “attempati” trovino sempre più spazio.
L’esperienza dell’assaggio personale del vino, lo si ripete, è la cosa principale e l’unico banco di prova per esprimere il proprio convincimento. La nostra degustazione, che non ha certo la pretesa di essere esaustiva, ma è solo l’inizio di un percorso, prenderà in considerazione solo vini bianchi secchi, avendo i vini dolci ed i vini spumanti tecniche di produzione e caratteristiche, anche di invecchiamento, peculiari.
Assaggeremo insieme 8 vini provenienti da 8 regioni italiane (dall’Alto Adige alla Sicilia, un vero e proprio Giro d’Italia!), prodotti con vitigni diversi (per la più parte autoctoni) e vedremo come il passare del tempo influisca sulle caratteristiche organolettiche degli stessi, dando vita a vini complessi, strutturati ed eleganti. Sarà anche interessante vedere come i produttori abbiano “giocato” sulle varie componenti che contribuiscono alla positiva evoluzione del vino nel tempo (terreno, vitigno, rese in vigna, uso del legno, affinamento sulle fecce, solo per citarne alcune).
Il tutto a conferma e testimonianza di come l’inarrivabile patrimonio ampelografico italiano, unito al “saper fare” e all’arte dei vignaioli di casa nostra, possa far ben figurare l’Italia a livello internazionale anche in questo particolare comparto, che merita di essere potenziato e meglio conosciuto.
Le prospettive per un’esperienza stimolante, originale e sorprendente ci sono tutte!
Lista vini