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27 agosto 2021

Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor

UN MERCATO IN PRIMO PIANO: LE IMPORTAZIONI DI VINO AL I SEMESTRE 2021 NEI TOP 12 MERCATI MONDIALI La progressiva riapertura del canale Horeca unita alla voglia di “revenge spending” dei consumatori di tutto il mondo stanno trainando gli acquisti di vino a livello globale. Una disamina delle importazioni nei principali mercati al primo semestre di quest’anno evidenzia infatti un sensibile recupero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superiore all’8% nei valori di acquisto di vini esteri.

Se confrontata con lo stesso periodo pre-covid (I semestre 2019), la variazione a livello aggregato è negativa (-1,7%) ma per ben 8 dei 12 mercati analizzati il recupero ha oltrepassato il livello di import antecedente la pandemia. In altre parole, la ripresa delle importazioni è stata così imponente da superare i valori raggiunti negli anni passati, a dimostrazione di un desiderio di ritorno alla “normalità” i cui effetti positivi sul commercio mondiale di vino si sono già fatti vedere nel primo semestre, vale a dire agli inizi dell’estate quando la riapertura dei ristoranti non era ancora a pieno regime.

Nel dettaglio (tabella 1), andando ad analizzare le importazioni del primo semestre 2021 per singolo mercato, si evincono variazioni negative nei valori solamente per Cina (-10%) e Giappone (-8%) rispetto all’anno precedente, a cui si aggiungono Stati Uniti e UK nel confronto a due anni (e quindi prima della scoppio della pandemia).

Tabella 1 – Import di vino in top 12 mercati mondiali nel I semestre 2021 (variazioni nei valori)

Fonte: Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su dati doganali

Di contro, la maggioranza dei mercati analizzati, non solo presenta variazioni positive, ma spesso a doppio digit come nel caso di Svizzera, Russia, Australia, Norvegia, Brasile e Corea del Sud.

In questo scenario, gli acquisti di vino italiano si muovono sulla stessa linea di tendenza, sebbene con alcune differenze. Innanzitutto, rispetto all’anno passato, “sovraperformano” il trend di mercato in Germania, Cina, Russia, Australia e Corea del Sud. Evidenziano una crescita più ridotta negli Stati Uniti ma questo anche in virtù di un primo bimestre 2020 “con il botto” determinato all’epoca da una corsa agli acquisti da parte degli importatori americani nel timore di una possibile imposizione di dazi aggiuntivi minacciata dall’allora Amministrazione Trump. A dimostrazione di questo trend “fuori dalle righe”, si veda come gli acquisti di vino italiano nel primo semestre 2021 rispetto a quelli di due anni fa rivelino un +6% contro un -1% a livello di import complessivo.

Anche il calo registrato nel Regno Unito non è del tutto veritiero. A seguito della Brexit, molti trader e catene retail hanno spostato il proprio baricentro operativo nel continente, dando vita a triangolazioni commerciali che hanno portato ad uno spostamento dell’import di vino in paesi vicini. Uno di questi è il Belgio, con il risultato che nel corso di questo primo semestre, importanti flussi di vino italiano sono stati acquistati da questo paese per poi essere commercializzati nei punti vendita delle catene retail in UK.

Infine, un’ultima annotazione va fatta per la Cina. Il sensibile incremento registrato dai vini italiani rispetto ad un import complessivo in contrazione è in larga parte stato spinto dal “vuoto” di mercato lasciato dai vini australiani a seguito della guerra commerciale in atto tra i due paesi che, come risaputo, ha portato il governo di Pechino ad imporre dazi superiori al 200% sui vini importati dall’Australia.

Al di là di queste precisazioni, il trend di fondo legato alla ripresa degli scambi commerciali nel mondo mostra un recupero dei vini di fascia medio-alta, principalmente legati al canale Horeca e a quella voglia di “revenge spending” che accomuna un po' tutti i consumatori del pianeta in questa fase storica. E quindi non è un caso se l’export di Champagne, nel primo semestre 2021, è cresciuto del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e al pari dei rossi di Bordeaux e Borgogna; lo stesso è accaduto, per variazioni minori ma pur sempre “dignitose” ai rossi Dop del Piemonte e della Toscana, cresciuti nell’export rispettivamente del 24% e 20%.

 

 

Photo by Dan-Cristian Pădureț on Unplash