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01 marzo 2021

Prosecco Doc: “L’alta Qualità ci ha portati in Francia, ora guardiamo all’Asia”

Nel 2020 ha raggiunto il traguardo di 500 milioni di bottiglie prodotte e un giro d’affari di circa due miliardi di euro nonostante la pandemia. Sono i numeri del Prosecco, uno dei vini italiani più conosciuti e consumati al mondo. “Le 500 mila bottiglie non sono un traguardo, ma la costatazione di un risultato intermedio, una tappa parte di un percorso di miglioramento continuo. È di sicuro un risultato importante a livello di volumi, che ci pone ai vertici della produzione mondiale di vini spumanti a denominazione- commenta il direttore del consorzio Prosecco doc Luca Giavi in diretta Instagram sul canale di Vinitaly - Abbiamo avuto successo, per un prodotto che funziona da anni e per aver saputo resistere in un anno difficile con un buon posizionamento di prezzo democratico collaudato, in grado di essere approcciato dalla capacità di spesa di un’ampia parte dei consumatori internazionali. La denominazione rappresenta un prodotto moderno e contemporaneo, adatta alla festa e all’aperitivo, ma non solo”
Un vino apprezzato da est a ovest e che a sorpresa sta cominciando a inserirsi in Francia “I nostri primi mercati per volume sono UK, USA e Germania. A valore USA, UK e Germania. Quello con l’incremento maggiore nel 2020 è stata la Francia, patria dello champagne. Una grande soddisfazione, se i cugini d’Oltralpe apprezzano un prodotto come il nostro, vuol dire che trovano un livello qualitativo adeguato ai loro palati. E la soddisfazione qui è maggiore perché ancora non abbiamo mai investito significativamente in questo mercato” ha spiegato Giavi.

Quella del Prosecco è stata la prima denominazione italiana di dimensioni europee che ha permesso di fare massa critica e stare in modo significato cui mercati, anche potenziali come l’Asia. “In Oriente bisogna avere il prodotto per posizionarsi e affermarsi, sia a livello verticale che orizzontale. - ha detto il direttore del Consorzio - Il Far East ci dà segnali di grande vitalità e attenzione. Grande voglia di imparare occasioni di consumo occidentali come i party. Quale prodotto migliore del Prosecco per far festa per i giovani? Portare avanti la promozione del vino, del bere consapevole e responsabile ci darà soddisfazioni in quelle aree”.
Altro discorso a ovest con lo spopolare nella grande distribuzione americana delle private label: “È stata certamente un’opportunità per entrare in quel mercato. Dobbiamo fare attenzione a come opereranno nel tempo questi marchi. Non lo vedo negativamente ma ritengo che si debba puntare all’equilibrio. In alcuni casi siamo in partnership con importati marchi, in altri sono le nostre aziende che hanno aperto negli USA uffici di importazione e questa è una garanzia”.
Il Consorzio non si ferma davanti ai successi e ora punta sul rosé: “Dall’analisi che abbiamo condotto pensiamo di assestarci nel 2021 intorno alle 50 milioni di bottiglie, un dato che nasce da alcune ricerche di mercato e dalle performance che realizzano altre denominazioni che hanno effettuato questo percorso prima di noi. Il Prosecco Rosé ci ha dato grande soddisfazione non solo per i numeri ma per le valutazioni internazionali in ambito enologico che hanno ottenuto ben due 90/100. E questo tenuto conto che le cantine interessate sono state ancora un numero ridotto, 70 su 350 produttori, circa”.