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21 dicembre 2021

Trabucchi e Loacker: biologico e biodinamico a confronto in un’intervista doppia

Vinitaly porta su Instagram un confronto fra due protagonisti della viticoltura biologica e biodinamica. Due grandi aziende del Made in Italy enologico, che hanno partecipato alla recente edizione di Vinitaly Special Edition e che prenderanno parte anche alla 54ª edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 10 al 13 aprile 2022.

Parliamo di Raffaella Trabucchi dell’azienda agricola Trabucchi di Illasi, realtà familiare dal 1924 e passata al regime biologico dal 1993, con 70.000 bottiglie prodotte ogni anno fra Valpolicella, Amarone, Recioto, un po’ di bianco, olio. Quota export: poco più del 50%, per metà in Europa e il resto Nord America, Cina, Giappone.

Insieme, sul palcoscenico virtuale delle consuete “Due chiacchiere con…”, appuntamento sul canale ufficiale Instagram di Vinitaly, Hayo Loacker, responsabile delle tre aziende vitivinicole fra Alto Adige e Toscana, nella Maremma Grossetana e a Montalcino. In totale sono una cinquantina di ettari, biodinamici dal 1979. Le vendite si assestano intorno alle 300.000 bottiglie all’anno, con destinazione per il 35-40% in Italia e la restante parte all’estero, con focus su Europa centrale, Scandinavia, Nord America e Asia. Mio fratello Franz si occupa dell’area di lingua tedesca.

È un’intervista doppia, che si lega ai progetti europei It’s Organic” e Biols.Eu.

Perché la scelta del biologico e del biodinamico?

Raffaella Trabucchi: «È stata una scelta quasi naturale. Ci siamo accorti che le piante col modello convenzionale ogni anno avevano malattie e i trattamenti provocavano l’indebolimento della pianta. Abbiamo così deciso di convertire al biologico. Non è stato semplice, ma siamo riusciti a far sì che la pianta trovasse i propri anticorpi e la possibilità di autodifendersi. I vantaggi hanno riguardato non solo la vite, ma anche una nuova vitalità per il suolo».

Hayo Loacker: «Per noi il lavoro con la natura è uno stile di vita. La viticoltura biodinamica è in perfetta sintonia con l’idea di come vogliamo vivere la nostra vita. Vivere in sinergia con la natura è una filosofia di vita, un concetto olistico dove la viticoltura biodinamica si inserisce perfettamente».

Che cosa racconta il vostro vino di voi in tre aggettivi?

RT: «Il vino racconta di persone che hanno sempre cercato la qualità, nel rispetto totale della natura. Racconta che hanno fatto investimenti, che hanno superato incomprensioni per le scelte fatte, ma hanno superato le difficoltà.

Tre aggettivi: sincero, di qualità, rispettoso del consumatore. Se posso, aggiungerei anche salutare».

HL: «Il nostro vino contiene solo la nostra uva, e poi legno, cemento, terracotta, che rappresentano i contenitori in cui matura. Parliamo di un vino pieno di tensione, apprensione, gioia. E anche una goccia del mio sudore. Non dimentichiamo, poi, che quando parliamo di terroir, altra componente essenziale del vino, ci riferiamo a qualcosa che è fatto anche dall’uomo. Gli aggettivi per definire i vini del gruppo: puri, autentici e dico anche io salutari».

Che suggerimenti dare ai colleghi viticoltori?

RT: «Vorremmo che molti convertissero l’azienda nel sistema biologico, biodinamico, abbandonando i vecchi modelli di allevamento e viticoltura. Per questo suggeriamo di avere pazienza, di non spaventarsi di fronte alle prime difficoltà. La pianta soffre il passaggio verso il biologico, ma poi si stabilizza».

HL: «Le cose si muovono quando c’è un cambio generazionale. I giovani sono più sensibili alla nuova viticoltura e più aperti ad adottare metodi di lavoro più sostenibili. Sono scelte non solo di lavoro, ma di vita».

Quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici sul vostro territorio e come rispondete?

RT: «Per fortuna la Valpolicella è particolarmente protetta dalle Prealpi e a pochi chilometri si trova il Lago di Garda, che fa da volano termico. Siamo, dunque, in un’area privilegiata con una situazione climatica che è abbastanza sotto controllo».

HL: «Vediamo i cambiamenti climatici nei gradi alcolici, che continuano ad aumentare. Nel 1996, quando acquistammo Corte Pavone a Montalcino, c’erano in cantina cinque annate, compresa quella del 1990. L’analisi dell’alcol indicava una gradazione alcolica 12,4°. Oggi se voglio fare un Brunello di qualità, con una bella espressione aromatica e una bella maturità tannica, sotto i 14,5° è quasi impossibile rimanere. Le cose sono cambiate. A mio avviso, però, la viticoltura biodinamica aiuta il nostro modo di fare vino a non sentire l’alcole il vino rimane molto bevibile».

Quanto pesa per voi l’enoturismo e come farlo crescere?

RT: «L’enoturismo si è sviluppato moltissimo negli ultimi tempi e la nostra area, al confine con la zona di produzione del Soave, si sta sviluppando ora. La vicinanza con la città di Verona aiuta. Il turista oggi conosce, approfondisce, vuol sapere tutto dell’azienda, dalla modalità di allevamento dei vigneti alla trasformazione. Penso che oggi social e passaparola siano gli strumenti utili per la crescita del settore».

HL: «L’enoturismo è molto importante per noi. Abbiamo due strutture dove accogliere gli ospiti, una vicino a Santa Giustina, con una bella panoramica sulla conca bolzanina, in piena zona di produzione del Santa Maddalena. La seconda piattaforma è a Corte Pavone, a Montalcino. Abbiamo diverse offerte di tour, che comprendono le visite nelle vigne, in cantina, le degustazioni. Il passaparola è molto importante. Negli ultimi anni si sono formate opportunità incredibili tramite internet. Nel 2021 abbiamo lavorato alla grande, grazie probabilmente a una reazione post pandemica, per la quale tutti hanno cercato gli spazi aperti».

Come vedete la viticoltura del futuro, diciamo “Orizzonte 2030”?

RT: «Speriamo che si riesca a differenziare sempre più i vini che vengono da terreni collinari e montani rispetto a quelli in pianura. La viticoltura la vedo spostata sempre più in alto».

HL: «Anch’io ritengo che la viticoltura del futuro si svilupperà o in alto o verso il Nord Europa. Noi stessi abbiamo piantato vigne a 1.300 metri di altitudine con un gruppo di viticoltori altoatesini, per studiare cosa una vite in un’atmosfera cambiata può fare. Inoltre, se la viticoltura vuole evolversi deve tenere conto di vitigni autoresistenti, che hanno poco bisogno di trattamenti. Bisogna pensare al 2100, al 2300, non al 2030».

Rivolgete una domanda al vostro collega

RT a HL: Cosa vi ha spinto a passare dal biologico al biodinamico?

HL: «É stata un’evoluzione. Mio padre ha introdotto l’omeopatia, che utilizziamo anche in vigna e che ha molti aspetti in comuni con la biodinamica».

HL a RT: Qual è il segreto dell’appassimento?

RT: «Il segreto è l’uva. Qui da noi si coltiva Corvina, Corvinone, Rondinella, uve con una buccia piuttosto spessa, che permette di avere appassimenti di tre, quattro o anche cinque mesi nel caso di Recioto. Nella nostra azienda anche per il Valpolicella facciamo un appassimento che va da una settimana fino a un mese, a seconda dell’annata. La selezione dei grappoli e luoghi di appassimento idonei sono altrettanto fondamentali insieme ai controlli prima delle pigiature».

 

Per riguardare l'intervista, visita la pagina Instagram @vinitalyofficial