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02 agosto 2021

Andrea Terraneo (Vinarius): la sfida è digitalizzare le enoteche

“La sfida futura? Digitalizzare le enoteche. E continuare a offrire professionalità, servizi, informazioni, per raccontare non solo una bottiglia, ma anche l’arte, la storia, la cultura, l’agroalimentare e la professionalità che dialogano con il vino”. È il pensiero di Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, il circuito di enoteche che conta oltre 110 associati in Italia e all’estero, con una presenza che spazia dall’Europa agli Stati Uniti, fino all’Australia.

Vinarius, che proprio quest’anno taglia il traguardo dei primi 40 anni, parteciperà a Vinitaly Special Edition del 17-19 ottobre con un convegno di approfondimento sul futuro delle enoteche e durante la manifestazione di Veronafiere sarà un vero e proprio “punto di attrazione fra i colleghi enotecari e le aziende vinicole presenti, così da favorire lo scambio di informazioni, momenti di business, formazione, collegamento”, in ossequio alla prima missione di Vinarius, che è appunto “la formazione e la preparazione dell’associato e raggiungere attraverso le enoteche i consumatori, così da formarli indirettamente sul vino di qualità e il bere responsabile”.

I 15 mesi di lockdown non hanno impattato allo stesso modo sul settore. “Le enoteche con mescita hanno avuto tutte le conseguenze della ristorazione, con cali di fatturato legati alle sorti e ai colori delle Regioni – spiega Terraneo -. Chi invece ha lavorato con l’asporto nel 2020 ha registrato cali inferiori di fatturato rispetto all’anno precedente e, in alcuni casi, è riuscito a mantenere i conti in ordine o a registrare avanzamenti di fatturato; per i primi sei mesi del 2021, poi, i segnali ricevuti sono molto positivi”.

La pandemia ha modificato, comunque, le dinamiche di acquisto da parte degli operatori. “Se ci spingiamo a definire standard il periodo prima della pandemia – premette il numero uno di Vinarius – con il Covid abbiamo avuto esigenze diverse, magari con ordini più piccoli per dimensioni, ma più frequenti. Anche la spesa media in alcuni momenti è diminuita, per poi ripartire. La nostra missione è rimanere sul mercato, assecondando le richieste dei clienti”.

Il Covid ha spinto verso la digitalizzazione del settore (si è visto con il boom delle vendite online), che resterà una delle grandi sfide del domani. Da affrontare come tutti i cambiamenti vissuti in passato: “Con coraggio e senza paura”.

“Reagire ai mutamenti in atto e rispondere ai bisogni di una clientela che si affida a noi per la professionalità che riusciamo a garantire fa parte del dna dell’enotecario – sottolinea Terraneo -. Un primo e profondissimo cambiamento è accaduto negli anni Ottanta e Novanta, con l’ingresso della grande distribuzione nel settore vino, nei primi anni Duemila sembrava che le enoteche fossero in pericolo per l’avvento dei primi siti internet a tema. Eppure, siamo sempre stati sul pezzo e Vinarius è viva e ha 40 anni. Siamo felici di questo, perché le grandi sfide ci servono per reagire ai cambiamenti del mercato e tutto quanto aumenta la consapevolezza del vino di qualità nel consumatore finale, che sia digitale o fisico, è fondamentale per noi perché serve a formare il nostro consumatore verso la qualità”.

E poi, a dirla tutta, fra siti internet e portali di e-commerce ed enoteche esiste una grande differenza. “Avere un’ampia selezione di etichette per i siti è facile, avere profondità di annate, invece, è molto più complicato – analizza Terraneo -. Ed è qui che si inserisce il nostro lavoro, così da selezionare i vini migliori e le annate da stoccare e da riproporre al consumatore nel tempo”.

Un altro punto di forza del sistema-enoteca è il “just in time”. Un servizio in più, che si è rivelato vincente e che Terraneo illustra con un esempio pratico. “Il venerdì e il sabato sera vengono molti clienti che cercano la bottiglia, perché stanno andando a cena o devono fare un regalo al volo. Molti enotecari si sono attrezzati con dei frigo per dare il vino in temperatura e all’ultimo minuto oppure hanno assicurato le consegne all’ultimo momento nei dintorni del negozio, così da offrire un servizio di delivery, particolarmente apprezzato durante il lockdown, tanto che le consegne a domicilio hanno permesso alle enoteche di restare a galla”.

Nessuna paura, dunque, per il futuro del settore, a patto che l’enotecario continui a garantire un servizio qualificato e professionale, magari anche su una piattaforma digitale al servizio del sistema delle enoteche.